TRAGEDIA RIFIUTI IN
CAMPANIA:
L’ASSOCIAZIONE
AMBIENTALISTA VAS TRACCIA LE CAUSE E
ECOLOGISTA,
DEMOCRATICA E
PARTECIPATA PER USCIRE DALL’EMERGENZA
In natura
nulla si crea e nulla si distrugge e tutto si trasforma. Parte da
questo importante postulato di Lavoisier, alla base di tutte le leggi della fisica e della
chimica, l’analisi degli ambientalisti di VAS Onlus.
Se tutti i
rifiuti di Napoli e Provincia si bruciassero nell’inceneritore di Acerra, tutti i rifiuti di
Napoli e Provincia si ritroverebbero come gas inquinanti e tossici, come ceneri
volatili nell’aria circostante e come ceneri pesanti, ad alto rischio, da
smaltire in discarica!!!
Se se ne
brucia la metà se ne ritrova la metà e così via: non
può esservi tecnologia alcuna che annulli la fondamentale legge della
conservazione della materia!!!
Finalmente
tutti oggi (e non per più di un decennio) fanno
nascere la tragedia rifiuti 14 anni
orsono; nessuno però si pone la domanda sul come, il
perché e per quali interessi essa fu generata e chi furono i soggetti che
volontariamente o meno la
determinarono. Fare piena luce sull’origine dell’attuale tragedia è di
fondamentale importanza per la giustizia dei cittadini napoletani e campani, per
attivare un reale percorso di inversione ed anche
perché molti che oggi parlano, forze politiche, associazioni, anche
ambientaliste, ed organi di stampa o tacciano o facciano profonda
autocritica.
Nel 1992 vi
era stata in Regione una fortissima azione della Magistratura nel settore dei
rifiuti, in rapporto all’enorme business dello smaltimento, delle
discariche e del trasporto illecito di una quantità abnorme di materiale
altamente tossico da altre regioni italiane che faceva della Campania la
“pattumiera d’Italia”.
Molti
Magistrati, seriamente e validamente impegnati all’epoca sul settore dei
rifiuti, sicuramente ricorderanno i processi e lo stato degli affari malavitosi.
Fortissima nella opinione pubblica era l’attesa di una
risposta forte e risolutiva dalle Istituzioni. Sulla forza decisiva di tale
spinta e sulla determinata volontà di una parte del
Consiglio Regionale della Campania fu approvata
I contenuti
della legge e del piano stanno scritti e nessuno li può cancellare e chi vuole può
leggerli: sono le
cose che ancora oggi devono essere fatte,
naturalmente aggiornate alle nuove potenzialità oggi
disponibili. Se la
legge 10, valida fino al 28 marzo del 2007, fosse stata attuata
Ma di fronte
alla perdita dell’enorme affare il partito trasversale del business dei rifiuti
si riorganizzò per non far attuare la legge 10: in un primo momento
cercando
di far approvare un piano straordinario di discariche con un
Consiglio Regionale, convocato al Vigilia di Natale del 1993, fallito, e poi con il Commissariamento della Regione avvenuto l’11 febbraio 2004
(fra poco festeggeremo il 14° anniversario).
A nulla valse
l’opposizione durissima di un gruppo di consiglieri regionali, che nei fatti
preannunciarono la tragedia che sarebbe poi venuta in Campania. Occorre
rileggere gli atti dei Consigli Regionali da settembre 1993 a febbraio 1994 per
capire che cosa successe e contestualmente rivedere la stampa ed i servizi
televisivi per ricordare oggi le incomprensibili posizioni allora
assunte da molti che oggi criticano e perché no! vedere
gli incarichi, le consulenze, i finanziamenti per capire alcuni “vantaggi” del
grande carrozzone chiamato Commissariato di Governo per i Rifiuti.
Il
Commissariato per i rifiuti è stato ed è un tumore maligno
per
Ciò è
sicuramente tra le cause primarie del perché nessuno di chi conta - governo ed
opposizione - si sia realmente mosso né a livello locale né a livello nazionale
per la fine del Commissariamento ed il ripristino
della ordinarietà. La
domanda di fondo che va posta per un giudizio tutto
politico ai Presidenti della Regione che si sono succeduti, del Centro, del
Centro-Destra e del cosiddetto Centro-Sinistra è proprio questa: come si può
pensare di governare sviluppo, ambiente, turismo. cultura, quando si rinuncia ad una scelta fondamentale come
quella dei rifiuti? Sul Piano politico è questa la ragione per cui
l’attuale Presidente della Regione, Bassolino,
dovrebbe ipotizzare di rassegnare le dimissioni.
Con il Commissariamento sono saltati innanzitutto i tre postulati (art.2), sui quali era stata costruita la legge 10 ed il
piano allegato, e che sono le cause strutturali della attuale come le
precedenti drammatiche emergenze: “il pareggio tra la quantità di rifiuti
prodotti e quella a qualsiasi titolo trattata e smaltita in Campania”; “la
riduzione progressiva della quantità ed il miglioramento della qualità dei
rifiuti”, “il recupero del rifiuto solido urbano e del materiale riciclabile
quale risorsa rinnovabile”.
Bassolino che
nell’intervista di autodifesa al TG24 di Sky dell’11 gennaio ha fatto un encomio solenne delle
discariche, dovunque, comunque, quante più possibili, sicuramente sulle montagne
della vergogna di spazzatura sparse nel territorio regionale avrà volto uno
sguardo ed avrà visto che esse sono composte da cartoni e carta, residui di
frutta, di ortaggi e di altri prodotti alimentari, plastica, vetro e lattine e
cioè le montagne della vergogna avrebbero potuto essere totalmente evitate con
la raccolta differenziata, con il compostaggio, il
riciclaggio, e le eventuali ecoballe (CdR) prodotte sarebbero state RdF (Refuse Derived Fuel) o più semplicemente
combustibile solido triturato secco e non balle di immondizia tal
quale, sì da poter essere realmente bruciate in eventuali necessari termovalorizzatori residuali per la chiusura del ciclo dei
rifiuti in una fase di transizione. Naturalmente, per inciso, è bene sempre
sottolineare che discarica o bomba ecologica,
piaccia o no, chiama discarica perché la sua capacità è comunque
destinata ad esaurirsi e che al di
là del gravissimo ed inevitabile, soprattutto in rapporto alla quantità di
rifiuti bruciati, inquinamento da diossina, e più in generale atmosferico e del
contributo all’effetto serra, i termovalorizzatori, richiedono discarica per
depositare le ceneri prodotte, di alta tossicità e
pericolosità.
Tutto quanto
sopra era previsto nella legge 10 che nell’obiettivo a medio termine del 50% di
raccolta differenziata, già per il 1995 prevedeva il raggiungimento della
differenziata al 25% e del riciclo e del riuso al 15%.(Art 3). Naturalmente,
per non prendere in giro la gente con una farsa sulla raccolta differenziata, occorreva ed occorre la realizzazione delle
filiere: nella legge regionale 10 esse erano previste, unitamente al
sostegno a cooperative ed aziende del comparto; perché finora non sono state
realizzate? Come si fa oggi a parlare di raccolta differenziata anche da parte di Prodi e del super Commissario
se non vengono immediatamente attivate?
Perché in
questi anni nessuna iniziativa è stata promossa per la
realizzazione di sistemi di triturazione e compostaggio presso i grandi utenti quali i mercati e negozi
ortofrutticoli, esercizi alberghieri e mensa, ed un piano per il loro riuso in
agricoltura, floricoltura e giardinaggio sempre come previsto nella legge 10?
(art 16).
Con la nota
del Presidente Prodi che gli impianti, termovalorizzatori e discariche possono essere fatti in
deroga ai vincoli ed alle procedure ambientali si esprime fino in fondo la
degenerazione del sistema commissariale, con scelte che possono avere
conseguenze gravissime sulla salute e sul territorio e si comprende quanta
valenza avessero le procedure previste sempre nella legge 10 sulla
valutazione ed approvazione dei progetti (Art 11) che devono ritornare ad
essere irrinunciabili.
Purtroppo per
la quasi totalità dei Comuni della Campania, a partire
dal Capoluogo Napoli, il
Commissariato è stata la scusante assolutamente inaccettabile di una totale
deresponsabilizzazione ed inerzia e della conseguente
assenza di qualsiasi iniziativa per
definire la soluzione dei propri rifiuti e corresponsabili della tragedia di
oggi sono sicuramente molti Sindaci ed Amministratori locali.
Da tempo i
VAS, con il loro Presidente Nazionale, Guido Pollice, hanno chiesto che fossero i
Comuni, le Municipalità per i
grandi Comuni, i Consorzi dei Comuni a definire i piani di
smaltimento.
La necessità
stringente dell’autorganizzazione impone difatti agli
Amministratori Locali iniziative fondamentali per evitare siti di discariche e
impianti termovalorizzatori spingendo a livelli
altissimi di raccolta differenziata, riciclo, compostaggio e per la chiusura del ciclo nella prospettiva
di soluzione a Rifiuti Zero a impianti tipo Dissociazione Molecolare, flessibili
per i valori base della singola Unità
e per l’impiantistica
energetica realizzabile, a più alta resa e decisamente meno inquinanti e che
consente lo smaltimento in CASA
PROPRIA. Nella legge 10 l’Art.6
pone i Comuni come i “Soggetti Attuatori del
Piano”.
Purtroppo il
Commissariamento ha fatto si chè anche obbiettivi, non commissariati,
di grande importanza per la tutela del territorio e dell’ambiente e per la lotta
alla cosiddetta ecomafia non fossero attuati: nella
legge 10 erano previste ad esempio oltre al catasto regionale dei rifiuti e
l’osservatorio regionale dei
rifiuti (Art7 e 9) , anche il censimento, la bonifica, il controllo delle
aree regionali degradate ed inquinate da scarichi abusivi: perché i
Presidenti della Regione che in questi anni si sono succeduti non l’hanno fatto,
creando, siamo certi involontariamente, ma certamente condizioni favorevoli
all’ecomafia? E’ una domanda a cui non
sappiamo dare una risposta?
Con la
proposta che il nostro Presidente Nazionale ha fatto della Solidarietà Nazionale, cui ha risposto la parte migliore dell’intero
Paese, siamo certi che la drammatica emergenza sarà superata. Occorre
contestualmente però sin da subito attivare un percorso completamente nuovo per
portare Napoli e
Roma 15
Gennaio 2007
Antonio D’Acunto*
Guido Pollice
Walter Iannotti