Associazioni, comitati, movimenti:
fondamenti della
democrazia
partecipata.
Di recente, a proposito della base
statunitense a Vicenza, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per
il ruolo istituzionale coperto e per la Sua autorevolezza, ha stimolato una
discussione di grande rilevanza sul ruolo dei Comitati popolari, delle
Associazioni dei Cittadini, dei Movimenti e, potremmo dire, di ciò che si muove
oltre i Partiti e le loro rappresentanze, per le decisioni e le scelte
istituzionali, sia locali che nazionali.
La questione nella sua generalità
riguarda l’intendere, la costruzione, l’essenza stessa della democrazia. Per la
nostra Associazione e per tutti i movimenti e le forme organizzate non
partitiche, portatrici di interessi collettivi, essa assume rilevanza
fondamentale per gli ideali di riferimento e per il valore ed i risultati
concreti dell’impegno e delle battaglie che vengono promosse e
sostenute.
Naturalmente una Comunità compiutamente
democratica è quella in cui si opera per costruire scelte condivise dalla gran
parte dei Cittadini, intesi nell’appartenenza alla Comunità, e rappresentative
della prevalenza degli interessi di essa. Ciò significherebbe l’esistenza per
tali Comunità di forme organizzate istituzionalizzate per gli atti decisionali,
delegando eventualmente ad una sua rappresentanza solamente l’attuazione delle
decisioni.
A parte lo strumento referendario,
peraltro estremamente difficile da attuare, non vi sono nel nostro Paese
possibilità in tale senso, ma solo tante declamazioni retoriche sulla
partecipazione dei Cittadini alle scelte, come negli Statuti Comunali,
Provinciali e Regionali.
Stando alle regole istituzionali per
la formazione delle scelte, ad ogni livello nazionale e locale, La sola funzione
partecipativa dei Cittadini sta nella possibilità di votare, restando poi
soggetti totalmente passivi: tutta la democrazia si riduce ad una mera
delega.
Vediamo chi sono e che cosa
rappresentano gli eletti e, di conseguenza, l’effettiva corrispondenza delle
rappresentanze istituzionali alle volontà popolari. Nel passato, quando
esistevano realmente i Partiti, con la vita delle sezioni e dei circoli, almeno
tra gli iscritti e nelle pubbliche assemblee vi erano analisi, giudizi,
critiche. Nei fatti, oggi sempre di più gli eletti sono gruppi di
autoconservazione, autoreferenziali, che ripropongono se stessi con regole
elettorali fatte esclusivamente con la finalità della loro
rielezione.
Le “maggioranze di governo” raramente
sfiorano il 50% dei cittadini (fatta la moltiplicazione del quorum elettori per la percentuale
ottenuta) ed al loro interno spesso hanno posizioni fortemente articolate
rispetto a programmi e tematiche e, nei fatti, da una parte sempre di meno si rifanno a ideali, valori,
prospettive generali della società e del mondo, e dall’altra - per un insieme di
vincoli o interessi - non colgono aspettative ed esigenze
territoriali.
Tra Cittadini e Politica, così intesa ed
attuata, vi è un vuoto infinito; per molti aspetti tale Politica è categoria
estranea alla sua naturale provenienza: la Cittadinanza. Questa estraneità è la
forza della conservazione del potere politico ed i mass media generalmente costituiscono
gli strumenti del mantenimento e del rafforzamento di questa estraneità.
Articoli di giornali e programmi televisivi sono teatrini del potere politico
della estraniazione, per nulla interessati e disponibili a colmare tale vuoto, a
ridare forza e potere all’essenza vera della Politica.
Nella società, invece, vivono valori
veri, ideali, utopie sui grandi problemi della Umanità, come sul futuro del
Pianeta, ed allo stesso tempo
l’esigenza di affermare gli interessi collettivi di una determinata Comunità e
di opporsi a decisioni prese ignorando la sua stessa esistenza o contro di
essa.
La democrazia partecipata, in senso
globale e locale, parte da questo: i contenuti dello Statuto di Verdi, Ambiente e Società e le sue
battaglie nazionali e locali dove e come avrebbero potuto trovare identità ed
attuazione? E ciò vale per naturalmente per tante altre realtà
associative.
I grandi temi della Cultura della
Biodiversità, dello sviluppo solidale e compatibile, dell’ecopacifismo,
dell’energia, dei pericoli del nucleare, dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dell’etere,
dell’agricoltura biologica, dei Parchi e delle Aree Protette, della tutela dei
Beni Culturali, dei Centri Storici, delle Tradizioni e dei Costumi, dei Diritti
del Cittadino quale Consumatore, probabilmente mai - o sicuramente in maniera
del tutto marginale - sarebbero emersi senza l’esistenza di una miriade di
Associazioni, Comitati, Movimenti, con l’attivazione e la diretta partecipazione
di una moltitudine di Cittadini, altrimenti esclusi dalla
Politica.
Allo stesso tempo, tante scelte infelici,
dettate da meri interessi economici o anche da affari malavitosi, sarebbero
passate sulla testa, sulla salute, sui bisogni dei Cittadini con il beneplacito
di amministratori, politici, esperti e consulenti di parte, a tutto interessati
tranne che il bene generale della
Collettività.
Come tutte le realtà sociali,
naturalmente le Associazioni, i Comitati, i Movimenti ed i loro leaders non vanno santificate e peraltro rischiano, come è avvenuto in
importanti situazioni per storiche realtà, di essere cooptate nel sistema di
potere e di assumere posizioni opposte alle proprie tradizionali su problemi
locali come su questioni generali fondamentali (Pace e Guerra, Sviluppo, Cultura,
Solidarietà…).
Ciò
richiama perciò la critica costante, la verifica dei contenuti, l’analisi
sull’essere di oggi e, per le grandi esperienze passate, la coerenza con la loro
storia. Ma, depurati costantemente di quanto di opportunistico e obsoleto in
esse vi sia, le Associazioni, i Comitati, i Movimenti costituiscono la
freschezza della nostra democrazia, la sua rigenerazione permanente.
Non per avere più voti, ma per tale
Essere, a loro bisogna perciò guardare, per farli crescere e moltiplicare.
Guido POLLICE, presidente Nazionale
VAS
Antonio D’ACUNTO, Coordinamento VAS Campania