uNIVERSIvÀS DI Napoli – Seminari 2008
"UNIVERSITAS vs DIVERSITAS ?"
Introduzione ai Seminari
Ermete FERRARO ( Docente e Operatore
Sociale, Referente nazionale VAS per l'Ecopacifismo, Coordinatore Progetto "UNIVERSIVÁS
DI NAPOLI")
1. Perché “UniversiVàs” ?
Quando abbiamo pensato di dare un nome al nostro corso
di studi sulla diversità biologica e socio-culturale ci è venuto spontaneo,
giocando sull’acronimo della nostra associazione (VAS = Verdi Ambiente e Società ONLUS), coniare “UniversiVàs”. L’assonanza con la parola latina universitas e con la denominazione internazionalmente attribuita
agli studi accademici (università) ci sembrava indicativa di due elementi-base
di questo progetto:
(a) la volontà di proporre una
formazione breve, di tipo seminariale, ma non per questo priva di valenza
scientifica e di un apprezzabile livello educativo-didattico;
(b) l’intenzione di sottolineare ancora
- dopo l’esperienza positiva di ben cinque edizioni della “Festa VAS della
Biodiversità”, svolte a Napoli dal 2001 al 2005 - che per noi la biodiversità è il
cuore stesso di una nuova filosofia globale e di un ambientalismo capace di
coniugare il rigore dell’ecologia scientifica con l’apertura ad una visione
interdisciplinare, olistica ed impegnata a vari livelli (ecologia sociale).
E’ proprio in nome di questa “universitas studiorum” (la
locuzione originaria, comunemente mutilata in “università”, rischiando di perdere
per strada il senso stesso dell’impostazione unitaria del sapere) che VAS
propone questi quattro cicli di seminari. Essi non riguardano esclusivamente la
biodiversità in senso stretto (cui ovviamente
sono dedicati i primi incontri, relativi all’area propriamente scientifica), ma
anche importanti questioni di ordine socio-economico e politico (concetto di
sviluppo, sostenibilità ambientale e/o decrescita, ecologia sociale,
ecopacifismo…); giuridico (legislazione e giurisprudenza in materia ambientale,
universalità dei diritti umani e diversità culturale…), nonché problematiche di
natura più “umanistica” (ecologia linguistica, etica ambientale, tutela della
diversità culturale…).
2. Un apparente ossimoro
Chi possiede una certa sensibilità linguistica può accorgersi
che l’etimologia delle due parole-chiave in questione (“universitas” e “diversitas”) sembrerebbe condurci ad un’opposizione
concettuale, nella misura in cui la prima suggerisce l’atteggiamento mentale di
chi rivolge l’attenzione verso ciò che è comune, unitario e, per l’appunto, universale (“ad unum vertere”), laddove la seconda propone la visione opposta,
quella cioè di chi volge la propria attenzione a ciò che risulta differente ed
esterno (“dis-vertere”).
Se è innegabilmente vero che l’accostamento dei due
concetti risulta dissonante, producendo una sorta di ossimoro (in quanto avvicina la ricerca di quanto c’è di comune al perseguimento
di ciò che, viceversa, sottolinea e valorizza le differenze), mi sembra
altrettanto evidente che i principali
difensori della “diversità” sono, paradossalmente, proprio i portatori di
visioni globali ed universali, come gli scienziati, i filosofi morali e gli
ideologi della politica.
“Infatti, colui che conosce la verità conosce la
necessità del diverso, la comprende e la
ama, allo stesso modo con cui comprende ed ama la propria diversità. Chi invece
è nell’errore e possiede una perfezione insufficiente per riconoscere l’altrui
diritto alla diversità, cercherà in ogni modo di negarlo e di ridurre l’altro
all’identità con sé. Egli sarà necessariamente intollerante e potrà essere
soltanto costretto alla tolleranza
da una superiore autorità.” [1]
Il riferimento ad un filosofo come
Spinoza e al concetto di “tolleranza” ci conduce facilmente su un terreno delicato
quanto attuale. Si tratta di una questione immediatamente derivata da quella
più generale: come conciliare l’universalità dei diritti umani (nel nome della
quale si battono tante persone impegnate nei movimenti progressisti e
pacifisti) col riconoscimento di quelle oggettive “diversità culturali” di cui
gli stessi si fanno difensori? [2] Secondo il
documento cui si fa riferimento, la risposta starebbe nella saggezza di chi sa
distinguere tra principi giuridici generali ed universali – come quelli
relativi ai diritti dell’uomo – ed i differenti “contesti sociali, culturali,
politici ed economici” nei quali quelle norme vanno applicate. Il rapporto
tra le legislazioni specifiche e la regolamentazione a livello internazionale
delle materie giuridiche, del resto, è un esempio di quella “sussidiarietà” che
impedisce alla diversità di trasformarsi in frammentazione e al rispetto delle
differenze culturali di scadere in un relativismo assoluto e negativo. Basti
pensare, poi, allo slogan che ha da
sempre caratterizzato il movimento ambientalista. Il pensare globalmente e l’agire
localmente non costituiscono
affatto un’antitesi, ma piuttosto l’unica impostazione corretta per chi si
rende conto che, se si vogliono davvero cambiare le cose, il protagonismo delle
persone può estrinsecarsi solo a livelli di prossimità. Questo, però, non
significa agire in modo miope, senza la prospettiva d’insieme e la percezione
delle situazioni nella loro complessità.
3. “Biodiversità”: un concetto ‘in
progress’
Lo stesso termine biodiversità – che sembrerebbe inequivocabilmente saldo sul piano
semantico - ha in effetti una storia piuttosto breve, visto che la sua origine
viene comunemente fatta risalire ad un forum
sulla diversità biologica che si svolse negli Stati Uniti d’America nel 1986,
ad opera della National Academy of
Sciences, congiuntamente alla famosa Smithsonian
Institution. Quello che è certo è che, a partire dagli anni ’90 del XX
secolo, questa parola è diventato ormai di uso comune, anche se non sempre ne
risulta perfettamente chiaro ed uniforme il significato, perfino all’interno
della stessa comunità scientifica. Uno storico della scienza, David Takacs, ha
dedicato un libro intero all’analisi dell’evoluzione semantica di questa parola
e, dopo aver intervistato più di venti celebri biologi ed aver preso atto della
letteratura in proposito, ha concluso che: “La biodiversità si trova nel cuore di una
complessa rete […] gli atteggiamenti fattuali, politici, emozionali, estetici,
etici e spirituali nei confronti del mondo naturale sono incorporati nel
concetto di “biodiversità”; così confezionata, la “biodiversità” è usata per
modellare la percezione pubblica di, i sentimenti riguardo, e le azioni verso
quel mondo.”
[3] Il rischio di una
semplificazione eccessiva del concetto, soprattutto in ambito giuridico e
laddove bisogna assumere decisioni concrete in nome di tale principio, è innegabile.
Ma quando si affronta il rapporto tra la
“diversità” e i diritti umani è evidente che si coglie l’essenza stessa del
concetto di “democrazia”. Come ha
opportunamente osservato in proposito uno studioso, Patrice Meyer-Bisch, la
diversità è l’essenza stessa della convivenza democratica, dal momento che il
“di-verso” è definibile e comprensibile solo in rapporto a un “uni-verso”. Se
smettiamo di considerare le differenze solo come la “rottura” di un’unità, egli
afferma, riusciamo a coglierle come una “ricchezza potenziale”, o meglio, come
la condizione per valorizzarle come tali, naturalmente all’interno di una
scelta volontaria ed evitando ogni forzatura che porti a subirle.[4] Non a caso, “…arricchire
l’universalità con la diversità e favorire l’appropriazione di questi diritti
da parte di ogni persona…” è quanto si propone l’art. 9 punto “d” della
“Dichiarazione di Friburgo sui diritti culturali”, proclamata il 7 maggio 2007 [5]
Una delle organizzazioni scientifiche internazionali
che risultano più attive e produttive nel campo degli studi interdisciplinari
sulla biodiversità si chiama proprio“DIVERSITAS”.
Essa si propone di collegare tra loro le scienze biologiche, ecologiche e
sociali, per poter rispondere in modo più adeguato alle seguenti domande
chiave: (i) Come si è evoluta la biodiversità, nello
spazio e nel tempo, fino a giungere allo stato attuale?
(ii)
Quanta biodiversità esiste ed in che modo il suo cambiamento o la sua perdita agisce
sull’intero sistema ?
(iii)
In che modo la biodiversità corrisponde
alla produzione di funzioni e servizi dell’ecosistema, e qual è il vero valore
di tali prodotti?
(iv) Come può l’indagine
scientifica sostenere la politica e l’assunzione di decisioni, così da
incoraggiare un uso più sostenibile della biodiversità? [6]
Ebbene, anche i seminari proposti dal progetto “UniversiVàs
di Napoli”, sia pure a livello
più divulgativo e meno impegnativo, si prefiggono lo scopo di collegare tra loro gli aspetti di un sapere
che va valorizzato nelle sue specificità e nei suoi diversi approcci, ma sempre
alla luce di una visione globale e senza dimenticare che lo studio e la ricerca
scientifica vanno comunque rapportati alle scelte concrete, e quindi ad una
dimensione pragmatica e non solo teorica.
Il richiamo ad un pensiero forte – superando il
relativismo paralizzante di quello che è stato invece definito debole – e la volontà di coniugare teoria e prassi, quindi, sono
le linee direttive di un percorso formativo che si rivolge agli studenti, ma
anche ad altri soggetti – giovani o meno – che siano interessati a comprendere
di più e meglio che ciò che ci sta accadendo intorno non è frutto del caso,
bensì di scelte e di logiche ben precise. Non è possibile contrastare quel
modello devastante di sviluppo – che fa sempre più vittime tra la gente non
meno di quante ne faccia a livello ambientale - se non se ne comprendono i meccanismi e,
soprattutto, se non ci si rifà ad una visione
complessiva di un rapporto equilibrato e nonviolento tra uomo e natura e tra
uomo e uomo.
Parlare di tutela della biodiversità senza cercare un nuovo paradigma etico, economico, sociale e politico può risultare illusorio e sterile. Ecco perché – come ambientalisti impegnati nel sociale e preoccupati dalle minacce crescenti alla pace – siamo convinti che il ciclo di seminari che abbiamo voluto proporre possa costituire una buona occasione per riflettere e per progettare insieme un domani diverso.
[1] Filippo Mignini, “Spinoza: oltre l’idea della
tolleranza” in La tolleranza
religiosa, Milano, Vita e Pensiero, 19 , pp.163-197
[2] Universality of
Human Rights and Cultural Diversity – No. 4, June 1998 ((www.aivadvies.nl/ContentSuite/upload/aiv/doc/AIV_04_Eng_titel.pdf)
[3] Fred Bosselman, A
Dozen Biodiversity Puzzles
(http://www.law.nyu.edu/journals/envtllaw/issues/vol12/bosselman-for%20web.pdf)
[4] Patrice Meyer-Bisch
(Institut interdisciplinaire d'éthique et des droits de l'Homme
Université de Fribourg
(Suisse),Diversité et droits de l’homme... (http://documents.irevues.inist.fr/bitstream/2042/9496/1/HERMES_2004_40_39.pdf)
[5] Visita: http://www.unifr.ch/iiedh/droits-culturels/odc-documentation/odc-declaration-fribourg/it-declaration.pdf
[6] Visita: www.diversitas-international.org